Cinque grandi poeti polacchi del Novecento

Le voci poetiche del Novecento polacco sono state tante e tali da far chiedere a molti critici quale sia stata la specifica culturale di un Paese così fertile di grandi poeti in un secolo altrimenti dominato dalla prosa. Qualcuno ha suggerito che la sottigliezza del messaggio poetico abbia permesso più facilmente di eludere le strette maglie della censura, altri immaginano una replica del sistema russo in cui la fortuna della poesia in samizdat derivava anche dalle difficoltà di carattere materiale, a partire dal reperimento della carta e dalla possibilità di stamparla e farla girare.

Quale che sia il motivo, la Polonia ha consegnato alla letteratura mondiale due premi Nobel per la poesia nel giro di sedici anni e ha prodotto altri poeti di altissimo livello che, a loro volta, oggi nutrono di ispirazione una nuova generazione dai promettenti mezzi creativi e che gode di un successo di pubblico inimmaginabile in Paesi come l’Italia dove la poesia ha uno spazio marginale nelle vendite.

Fare una classifica non sarebbe possibile né adatto alla situazione, ma abbiamo scelto –dopo lo spazio dedicato ai grandi romanzieri– cinque poeti polacchi del Novecento (in ordine rigorosamente sparso) per ritrarre la fortuna e la ricchezza di un movimento intero.

Cinque poeti polacchi del Novecento

Wisława Szymborska – nemmeno volendolo, si potrebbe prescindere da lei. Premio Nobel per la letteratura nel 1996, la poetessa cracoviana è una delle autrici di versi più lette al mondo e -secondo i maliziosi- la più letta tra chi non legge poesia. Che il successo della Szymborska abbia travalicato i confini canonici dei lettori di poesia è innegabile, e lo dimostra il suo successo in Italia dove il volume dalla copertina azzurro pastello con cui Adelphi ha raccolto i suoi versi è diventato ormai un’icona pop. La poesia di Szymborska colpisce per la sua apparente semplicità e per l’immaginario lirico composto da soggetti quotidiani, quasi banali, che riportati in poesia sono capaci di creare un mondo intero. Come una cipolla, a cui l’autrice ha dedicato una delle sue poesie più famose, i versi di Szymborska si leggono a strati sempre più profondi celando livelli di complessità del reale che a volte non pensavamo nemmeno di conoscere.

Czesław Miłosz – nel 1980 l’Accademia delle scienze di Stoccolma concede il Nobel per la letteratura a questo poeta polacco, nato nell’attuale Lituania e residente allora in California. Miłosz ha segnato un solco profondo nella poesia del Novecento avendo vissuto quel secolo quasi per intero e soprattutto avendone vissuto sulla propria pelle le pagine più incisive. Due guerre mondiali, la censura, l’emigrazione, l’identità nazionale spezzata da quella anagrafica sono cose di cui Miłosz si è occupato per la verità più nei suoi saggi che in poesia, ma i suoi versi –anche in questo caso raccolti ed editi da Adelphi– ne riportano le tracce profonde, in un lavoro alla ricerca di una poetica dell’assoluto capace di raccogliere le esperienze umane e lo scibile dentro un disegno di natura. La sua poesia severa e monumentale non gode della popolarità di quella di Szymborska, ma per molti polacchi ancora oggi i versi di Czesław Miłosz sono una lettura di conforto e di guida, nella quale cercare risposte e indicazioni su quello che è stato, e non solo.

Ewa Lipska – più giovane di un paio di decenni rispetto ai primi due autori di questa lista, Ewa Lipska ha avuto innanzitutto il privilegio anagrafico di non vivere la guerra. Nata nel 1945, ha come simbolicamente messo alle sue spalle il passato più nero della storia polacca ed europea apprestandosi a vivere un periodo certo non facile ma privo dell’esperienza del conflitto mondiale. La Lipska si è contraddistinta in particolare per la sapienza in un sottogenere scomodo della poesia come è la prosa lirica. In un volume di recente pubblicato in Italia con il titolo di L’occhio incrinato del tempo si raccolgono numerose prose liriche dell’autrice, poesie in forma di lettere d’amore che fanno da pretesto a una riflessione poetica molto malinconica e struggente, che usa i mezzi della prosa per arrivare a immagini di profondo valore lirico.

Zbigniew Herbert – normalmente il nome di questo poeta, innamorato dell’Italia e del mondo classico, si associa a quelli di Miłosz e Szymborska perché ritenuto allo stesso livello di questi ultimi, seppure mai tale livello sia stato sancito da un premio paragonabile al Nobel. Herbert è stato uno dei più severi e ostinati oppositori del socialismo che ha deciso di combattere in Polonia senza cedere alla tentazione dell’emigrazione. La sua poesia, al pari di quella di Miłosz, è monumentale e a tratti solenne. Ma se il suo burbero collega ha cercato le fonti dell’assoluto in un rapporto panteistico e pagano con la natura, Herbert ha scelto di interrogare i classici riempiendo i suoi versi di atmosfere ed evocazioni greche e latine e guardando alla sua realtà da quella prospettiva. Confrontarsi con i classici non è una cosa che riesce a tutti, ma Herbert volando vicino al sole non si è bruciato e lo dimostrano le sue poesie di cui una pregevole antologia in italiano è stata pubblicata nel 1993 dal solito Adelphi.

Anna Świrszczyńska – unica autrice inedita in Italia di questa cinquina, fatti salvi alcuni titoli sparsi usciti in antologie e riviste, toglie il posto ad altri autori raggiungibili dai lettori italiani (come Adam Zagajewski, Wojciech Bonowicz o Stanisław Barańczak) in segno di augurio che qualche editore coraggioso possa volerle dare spazio. La parabola di Świrszczyńska, il cui difficilissimo cognome è anche lo scherzo involontario di un impiegato dell’anagrafe non particolarmente zelante, è tra le più affascinanti del Novecento polacco. Figlia di pittore, le sue prime raccolte di poesia sono splendidi affreschi e ritratti dal respiro ampio come pennellate rinascimentali. Fino a che la seconda guerra mondiale non cambia le sorti del mondo, più nel piccolo della Polonia e più nel piccolo ancora della carriera poetica di Świrszczyńska. Dopo il conflitto, vissuto a Varsavia, la poetessa torna a scrivere con uno stile rivoluzionato. I suoi versi diventano spezzati, ruvidi, e colpiscono a picconate il sentire comune. In particolare lo fa con due raccolte: una -Budowałam barykady (Costruendo barricate, 1974)- racconta senza filtri né finti eroismi i giorni tragici e fatali dell’insurrezione di Varsavia; l’altra, Jestem baba (sono femmina, 1972), è il primo manifesto femminista in forma letteraria in una Polonia ancora molto conservatrice nei costumi a cui la poetessa risponde mettendo fortemente in gioco il corpo delle donne, l’erotismo, la vecchiaia.

Cinque classici imperdibili del Novecento polacco

Oggi vi proponiamo cinque scrittori per cinque libri culto che hanno segnato la cultura del novecento. Tanto in Polonia quanto nel panorama letterario mondiale. Ecco a voi

cinque classici imperdibili del Novecento polacco

Witold Gombrowicz – Ferdydurke

Gombrowicz è tra i maggiori scrittori polacchi del Novecento, e riteniamo di tutti i tempi. Uno dei pochissimi il cui nome è diventato un aggettivo per descrivere situazioni grottesche e infantili, ambigue e chiassose. Ferdydurke appare nel 1937 in Polonia, poco prima che l’autore lasci il Paese natale per l’Argentina, dove avrebbe vissuto la maggior parte della propria vita di adulto. E poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Ferdydurke descrive la trasformazione di un adulto trentenne, Józio Kowalski, allo stato infantile: il protagonista si ritrova a dover vivere le scorribande giovanili, l’odiata scuola, la messa obbligatoria, le visite ai parenti di campagna. Ferdydurke, pubblicato con titolo omonimo in Italia da Feltrinelli la prima volta nel 1991, è un romanzo esplosivo sull’incompiutezza dell’età adulta e la regressione infantile come unica forma di resistenza al tempo inesorabile. Immortale e controverso, un classico.

Bruno Schulz – Le botteghe color cannella/Il sanatorio all’insegna della clessidra

Scrittore, pittore, illustratore, poeta. Morto per mano della Gestapo nella natia Drohobyč, durante gli anni dell’invasione nazista. Le botteghe color cannella e Il sanatorio all’insegna della clessidra sono due opere che hanno segnato profondamente la cultura novecentesca: i racconti in parte autobiografici dell’autore hanno per protagonisti i membri della sua famiglia, in particolare suo padre. Il narratore focalizza l’attenzione sulle attività quotidiane della famiglia, trasformando e trasfigurando azioni e oggetti in persone. Scene d’infanzia si succedono ad altre in cui il narratore è adulto. In Italia raccolte in un unico volume edito da Einaudi, con l’ultima edizione datata 2008 a cura di Francesco Cataluccio.

Leopold Tyrmand – L’uomo dagli occhi di ghiaccio

Varsaviano classe 1920, Leopold Tyrmand fu molte cose in vita: giornalista, scrittore, animatore del neonato panorama jazzistico della capitale polacca, dandy in un mondo in rovina. È conosciutissimo oggi per il suo unico grande romanzo, Zły (L’uomo dagli occhi bianchi, nell’edizione Garzanti del 1959 – tradotto da Franca Wars e Carlo Rossi Fantonetti). Poco (pare) apprezzato dalla critica del tempo, col tempo divenuto un classico irrinunciabile, tuttora presente in ogni libreria polacca, cosa già miracolosa di per sé. Zły è un racconto polifonico di un antieroe, violento e proletario che si aggira tra le rovine di Varsavia a difendere i più deboli dalle prepotenze delle gang e dai soprusi dei criminali. Il protagonista, condannato a morte dalla banda di appartenenza, decide di combattere i violenti a mani nude, vendicandosi così del proprio destino crudele. Su lui convergono le storie degli altri personaggi del romanzo, esponenti del proletariato urbano varsaviana di quegli anni: l’immancabile ufficiale di polizia, un’impiegata del museo nazionale, farmacisti, barellieri, negozianti, operai, giornalisti, postini, giudici, pasticceri. È un romanzo che nonostante gli anni brulica di vita e di linguaggio, uno dei pochissimi testi capaci di rendere un’istantanea precisa e fedelissima della ricostruzione della capitale, molto più di qualunque fotografia o reportage. Consigliatissimo, (magari!) da ritradurre.

Stanisław Dygat

Stanisław Dygat è autore di pochi romanzi che sono riusciti a segnare un’epoca. Nato e morto a Varsavia, nel 1978, Dygat è celebre per Jezioro Bodeńskie (Il lago di Costanza del 1946, a tutt’oggi inedito in Italia), romanzo autobiografico sulle disavventure di un giovane polacco internato nel campo di prigionia sulle rive dell’omonimo lago. Più fortunato, almeno per noi, il destino di Podróż (Il viaggio, nell’edizione Feltrinelli del 1960, traduzione di Ludovico Tulli), storia di un impiegato ministeriale nell’epoca della Polonia socialista, Henryk Szalaj, che vive un’esistenza disillusa e scolorita, abbrutita dal peso dei propri fallimenti. Finché non decide di partire per l’Italia, dove vive suo fratello, ormai celebre regista cinematografico, con cui ha ormai sporadici contratti. Tutto in Italia è fascino e bellezza, ma il viaggio presenta sorprese meno luminose di quanto ci si aspetterebbe da un artista come Szalaj e dal luogo fatato in cui vive. Altro classico, Disneyland, del 1965, anch’esso ancora inedito in Italia. Storia di Marek Arens, giovane studente d’architettura e promessa dell’atletica leggera polacca, che si innamora di una misteriosa ragazza, tale Jowita, conosciuta a un ballo in maschera studentesco. Jowita sparisce poco dopo essere stata con lui, e ossessionato dalla ricerca dell’identità reale della ragazza, Marek intraprende una relazione con la bella Agnieszka, in cui il nostro ritrova più di un dettaglio sulla sua Jowita. La storia con Agnieszka termina, e i due restano amici, ma Marek non è uno che si dà per vinto, e continua a cercare la sua Jowita anche in tutte le altre donne con cui ha relazioni.

Nova Books Agency gestisce in esclusiva per l’Italia tutti i diritti di pubblicazione delle opere di questo grande scrittore del novecento.

Marek Hłasko

Scrittore mito della sua epoca, e noi riteniamo anche di quelle successive. Autore anticonformista, leggenda di quella generazione del ’56 (lui che era un ragazzo del ’34, cresciuto di fretta e furia prima dei disastri della guerra e durante essa a Varsavia, timido e fanciullesco, fino a diventare un uomo rude e muscoloso, ipersensibile, insicuro, con un’inclinazione alla depressione) insieme a Andrzejewski e Dygat, che pare lo ospitò in casa. Nel ’58 emigrò per Parigi, la stampa nazionale lo definì il James Dean del centro Europa, per una certa somiglianza fisica e per l’irruenza del carattere rissoso e gioviale. Poi ancora Italia, Germania Ovest, e anche Stati Uniti e Israele. Morì nel 1969 a Wiesbaden, pare a causa di un’ingestione di barbiturici e alcolici. L’autore esordì con Ósmy dzień tygodnia (L’ottavo giorno della settimana, pubblicato da Libribianchi nel 2009), un romanzo breve in cui i due protagonisti, Piotr e Agnieszka, vivono la propria relazione con la consapevolezza di non poterla manifestare: sguardi indiscreti, maldicenze, mancanza di un posto tutto per loro. Trascorrere la notte insieme sarà per loro l’unico modo di condividere qualcosa, data l’impossibilità delle circostanze. L’editore Libribianchi ha anche il merito di aver pubblicato Bei ventenni, altra opera mitica dell’autore.

Bartosz Szczygielski, la nuova leva del noir polacco

Bartosz Szczygielski

(Photo by Kuba Celej)

Bartosz Szczygielski è stato l’autore debuttante più di successo del 2017. Forse perché il suo debutto lo preparava da tempo, tenuto nel cassetto per anni e sognato per chissà quanto. Forse perché ha scelto un genere molto amato come il noir, inserendoci una vena tutta sua e personaggi intriganti. Forse perché ha trovato da subito quello che tanti altri scrittori cercano per tutta una vita: una lingua che fosse sua, riconoscibile, netta. Lo abbiamo incontrato in un caffè del centro di Varsavia per parlare della sua trilogia (Aorta, 2017; Sangue, 2018; Cuore, 2019;) e anche dei suoi progetti futuri. I diritti dei suoi libri per l’Italia sono rappresentati in esclusiva da Nova Books Agency.

Come hai iniziato a scrivere? E perché hai scelto proprio il giallo?

Perché sono fondamentalmente pigro. Scrivevo già da tempo, racconti, soprattutto di fantascienza. Poi a un certo punto ho saputo di un seminario di scrittura che offriva vitto e alloggio a Breslavia in occasione del festival del poliziesco. Per partecipare, bisognava passare da un concorso che consisteva nello scrivere un racconto poliziesco. E allora mi sono detto: perché no? Ci ho provato e ho vinto. Così sono andato a Breslavia e lì mi hanno detto che in realtà non avevano poi molto da insegnarmi, che ero pronto e che non dovevo fare altro che rimboccarmi le maniche e iniziare a scrivere il mio romanzo. Solo che io ero pigro e un po’ insicuro, e mi sono detto che era ancora troppo presto Così ho frequentato un altro seminario, questa volta con Katarzyna Bonda, e poi sono andato di nuovo a Breslavia. E me l’hanno detto di nuovo: non c’è niente che ti possiamo insegnare, buttati, scrivi il tuo libro! E allora l’ho fatto. Una volta finito il manoscritto l’ho mandato a W.A.B., gli è piaciuto e in poco tempo è uscito Aorta. Ho avuto buoni riscontri che mi hanno fatto pensare che forse sarebbe valso la pena dare un po’ di regolarità a tutto questo. Mentre scrivevo Aorta avevo già le idee precise per tutta la trilogia, così mi sono messo lì e nel giro di due anni ho scritto gli altri due volumi.
Quindi insomma sono pigro, lo ero perlomeno, ma ora che è diventato un lavoro e non è più un hobby mi piace anche di più e spero che continui così.

Come è cambiata la tua vita da quando la scrittura è diventata il tuo lavoro?

Per la verità non è il mio unico lavoro, continuo a farne uno per così dire… tradizionale, come giornalista. Il vero cambiamento nella mia quotidianità è che dopo il lavoro non ho tempo libero, ma mi metto a scrivere. È stancante, certo, ma mi piace da morire, è quello che avrei sempre voluto fare. Sai quell’immagine tipica e un po’ romantica dello scrittore? Quando ne immagini uno lo vedi lì che batte sui tasti seduto in veranda pensoso mentre fuma la pipa. Bene, con me è un po’ diverso, anche io batto sui tasti ma lo faccio in cucina e fumando sigarette. Da poco ho iniziato a lavorare a un libro nuovo, ma ci ho messo sei mesi a raccogliere le idee prima di scrivere anche solo una parola. Una volta che inizio a scrivere poi riesco a tenere il ritmo, ma ovviamente in modo più lento rispetto a come sarebbe se facessi solo questo. Sto imparando a diventare sempre più sistematico, se tutto andrà bene, il mio nuovo libro sarà pronto per febbraio del 2020.

Puoi anticiparci di cosa si tratterà?

Una cosa tutta nuova, separata dai temi e dai personaggi della trilogia. Ok, tutta nuova forse no. Sarà comunque un romanzo un po’ oscuro e dai contorni noir, ma non sarà un giallo vero e proprio. In ogni caso credo che i lettori non resteranno delusi.

Dicevi che stai lavorando per diventare più sistematico. Scrivi ogni giorno?

Sì, assolutamente. Non è facile, non è come scrivere ogni giorno un articolo, ma senza questa regolarità penso che non caverei un ragno dal buco. Quindi sì, mi metto lì ogni giorno a scrivere, non ci sono feste, weekend o pause che tengano. È importante.

E ne hai sempre voglia?

Certo che no! (ride) E non credo nemmeno nella vena, nell’ispirazione o cose così. Ci sono giorni in cui va meglio, altri che vanno molto peggio. Capitano le volte che sto lì anche un paio d’ore su una pagina o magari scrivo due paragrafi e poi li rileggo e mi fanno schifo. Ma nonostante tutto la regolarità mi dà molto. Se voglio che venga fuori un libro decente, non posso fare altrimenti.

Qual è stato il libro più difficile da scrivere?

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I 10 libri più venduti in Polonia nel 2018

Le classifiche dei libri più venduti non sempre riflettono lo specchio di una comunità di lettori, ma sono pur sempre una buona bussola per orientarsi su un mercato straniero o per capire cosa succede nel proprio. E poi per lettori e autori è una piccola curiosità inconfessabile della quale difficilmente si riesce a fare a meno.

La Polonia storicamente si distingue per essere un Paese dove la narrativa non è dominante come da noi, dove la ricerca di verità spinge molti lettori verso la non-fiction e quella di bellezza non esclude una cosa assai in ritirata nelle preferenze nostrane come la poesia.

A partire dalla top-100 dei libri più venduti dalla catena di librerie Empik, quali sono

i dieci libri più venduti in Polonia nel 2018.

  1. Tatuażysta z Auschwitz, Heather Morris, ed. Marginesy
    Best-seller anche in Italia con il titolo Il tatuatore di Auschwitz (Garzanti, 2018), il libro dell’autrice neozelandese ha conquistato i lettori polacchi con una storia di dolore e dignità sullo sfondo di una pagina di dolore che la Polonia ha, suo malgrado, ospitato.
  2. A ja żem jej powiedziała…, Katarzyna Nosowska, ed. Wielka Litera.
    Primo libro polacco in classifica, un successo di pubblico e critica per una personalità famosissima in Polonia (la Nosowska è stata per 25 anni la voce del gruppo rock Hey) che ha scritto questo romanzo/memoir dove parla di cose quotidiane dando loro un senso collettivo. Un libro a cui non mancano leggerezza e autoironia.
  3. SEXED.PL, Anja Rubik, ed. W.A.B.
    Top-model di fama mondiale, Anja Rubik ha deciso a un certo punto di lanciare una campagna social di educazione sessuale rivolta ai più giovani, domande che la modella ha posto a medici ed esperti. Il risultato di quella campagna è confluito in questo libro dove si risponde con onestà e chiarezza alle domande degli adolescenti sul sesso. Da come prepararsi al primo rapporto a quali sono i migliori metodi anticoncezionali, da cosa vuol dire rapporto consensuale a cosa sia il sexting. Un manuale fondamentale e apprezzato.
  4. 365 dni, Anna Lipińska, ed. Edipresse.
    Due coppie di giovani polacchi decidono di passare le vacanze in Sicilia, ma già dal secondo giorno la loro vacanza è rovinata. Una delle ragazze, Laura, viene rapita. E il rapitore è un giovane rampollo di famiglia mafiosa, l’affascinante don Massimo Torricelli. L’uomo, che ha visto la morte in faccia più di una volta, vede in Laura un segno. Sono suoi gli occhi che ha visto in punto di morte. E decide di averla. 365 giorni sono il tempo limite che Massimo dà a Laura perché si innamori e decida di restare con lui. In Polonia, lo hanno definito “un incrocio tra Il Padrino e 50 sfumature di grigio”.
  5. Kuba Wojewódzki. Nieautoryzowana autobiografia, Kuba Wojewódzki, ed. Wielka Litera.
    Già il titolo che recita “Autobiografia non autorizzata” definisce molto questo libro. L’autore è un personaggio pubblico decisamente noto in Polonia, giornalista, showman, volto della tv commerciale TVN e firma del popolarissimo settimanale Polityka. La sua autobiografia ironica, sfacciata e a caccia di polemica ha conquistato i suoi fan e probabilmente anche chi non lo ama affatto.

  6. Na skraju załamania, B.A. Paris, ed. Albatros.
    Best-seller anche in Italia con il titolo di La moglie imperfetta (Nord, 2018), questo thriller psicologico basato su rapporti di coppia, identità fragili e senso di colpa ha conquistato i polacchi. “Se non puoi fidarti nemmeno di te stesso, di chi ti puoi fidare allora?”.
  7. Nieodnaleziona, Remigiusz Mróz, ed. Filia.
    L’ultimo libro del più prolifico autore polacco vivente (autore di più di trenta romanzi in sei anni). Primo romanzo di una nuova serie thriller basata sulla figura di Damian Werner, un uomo che prova a fare i conti con il proprio passato.
  8. Ten dzień, Anna Lipińska, ed. Edipress.
    Il sequel di 365 dni trovato in quarta posizione. Laura in questo episodio affronta le difficoltà che la vita le pone davanti come moglie di un boss mafioso. Sospetto, misteri, e tentativi di rapimento assieme alla solita passione.
  9. Kajko i kokosz. Szkoła latania, Janusz Chrysta, ed. Egmont.
    Kajko e Kokosz sono due guerrieri slavi che vivono e servono alla corte di un castellano che hanno il dovere di difendere da altri guerrieri. Delle storie che ricordano, per stile e disegno, quelle di Asterix e Obelix e che sono un elemento di cult nella storia del fumetto polacco. L’autore, Janusz Chrysta, è scomparso nel 2008 e si tratta di nuove edizioni di storie diventate classiche. Che, evidentemente, il pubblico apprezza.
  10. Dieta warzywno-owocowa dr Ewy Dąbrowskiej. Przepisy, Ewa Dąbrowska, ed. WAM.
    Non poteva mancare in classifica un ricettario, in particolare questo firmato da una nutrizionista che propone una serie di ricette vegetariane per salute e benessere.

Rutka

BAMBINI E RAGAZZI – 2016 –223 pp.

Titolo originale: Rutka

Autore: Joanna Fabicka

Presentazione

La storia di un’amicizia impossibile tra due bambine coetanee di epoche diverse, in una città che viaggia nel tempo tra il presente e il passato.

Fattori di vendita

  • Un libro pieno di misteri, colpi di scena e un po’ di magia.
  • Una storia di amicizia e di scoperta che invita a guardare tutto con altri occhi.
  • Il tema della vita nel ghetto e delle deportazioni, riportato con garbo e delicatezza.
  • Un libro dove si ride e ci si commuove, trasportati da una lingua sempre evocativa.
  • Eletto libro dell’anno 2016 dalla sezione polacca dell’IBBY.

Descrizione

Sofia è una bambina strana: quando arriva l’estate diventa triste. La verità è che Sofia non è così strana, è solo che la sua estate è fatta di noia, la passa da sola a casa con la vecchia zia Rosa e nessuno dei bambini del quartiere con cui giocare perché tutti sono già partiti.

Tutto cambia quando Sofia incontra in cortile una bambina che non aveva mai visto: è magrolina, porta una lunga treccia rossa e abita in una palazzina del cortile che Sofia credeva disabitata. Del resto la piccola Rutka, così si chiama la nuova arrivata, è strana quanto tutto quello che la circonda. Nella sua casa non ci sono mobili né persone, ma solo sagome disegnate con il gesso, lei ha sempre fame e aspetta il ritorno dei genitori partiti per chissà dove. Sofia è confusa, ma si lascia trascinare volentieri in giornate intere in compagnia di Rutka. Alcune sono gioiose, come quando finiscono in un magazzino stracolmo di dolci buonissimi o quando prendono come animale da compagnia un pollo senza testa, scappato da un supermercato. Altre lo sono meno, quando è Rutka a guidare l’amica e la porta nella sua dimensione, dove la gente ha paura, fame e sale su treni senza finestrini che arrivano da città bellissime, che Sofia non si sognerebbe mai di lasciare.

Perché, anche se non viene mai detto chiaramente, Rutka viene da un tempo diverso rispetto a quello di Sofia, è una bambina ebrea mentre a Łódź si costruisce uno dei più grandi ghetti di Europa. E, quando Sofia si lascia guidare, Rutka la porta nella sua dimensione, in un mondo che Sofia non conosce e che guarda con i suoi occhi ingenui restituendone l’assurdità a cui forse ci siamo troppo abituati leggendone sui libri di storia.

Rutka è un libro che combina ironia e malinconia, magia e realismo, scritto con delicatezza e abilità, che si rivolge ai lettori più giovani parlando la loro lingua, ma senza trattarli con condiscendenza.

Emigrazione

NARRATIVA/POP – 2019 –238 pp.

Titolo originale: Emigracja

Autore: Malcolm XD

Presentazione

Esilarante, irriverente, surreale. Una storia normale di emigrazione dalla provincia polacca alla Londra tentacolare, raccontata con lo stile fresco e nuovo del paste, micro-genere nato dal web.

Fattori di vendita

  • Una storia molto attuale raccontata in stile picaresco.
  • Un romanzo veloce, lineare e divertente, ideale per tutti i lettori.
  • I grandi temi dell’emigrazione economica raccontati con ironia e spirito di osservazione.
  • Una lingua originale, autentica e soprattutto pop.
  • L’esordio su carta di un autore senza volto che con i suoi racconti ha conquistato internet.

Descrizione

Malcolm viene da una città della Polonia di quelle che l’istituto statistico classifica come aventi tra 10.000 e 19.999 abitanti. Una città qualunque insomma, che tenta di sfuggire al suo anonimato con cose tipo la sagra dell’uva spina o un grosso sasso informe da mostrare ai turisti. Un posto dove per i giovani non ci sono grandi prospettive al di fuori di feste clandestine nei boschi vicini o risse di strada tra ubriachi. Malcolm lo sa e sente di poter mirare a qualcosa di più. Così parte per l’Inghilterra, deciso a guadagnare qualcosa. Già durante il viaggio comincia per lui un’assurda serie di disavventure e incontri con personaggi ai limiti dell’improbabile, come dei poliziotti olandesi in cerca di terroristi o neonazi per darsi un tono o un gruppo di camionisti sensibili ai temi dell’HIV. Arrivato a Londra, la musica non cambia, le contraddizioni economiche e sociali della capitale britannica esplodono davanti ai suoi occhi. Incontra sulla sua strada la comunità polacca chiusa e disfunzionale, vive un’esperienza squat con un gruppo di anarchici non impeccabili, abita in un ex-bordello clandestino e incrocia gli incidenti con varie piccole criminalità che affollano Londra mentre si mantiene scarrozzando turisti in risciò. Fino alla fuga da Londra che lo porta a lavorare per qualche settimana in una fattoria di cavoli nella provincia degradata dove gli inglesi bianchi comandano e varie comunità raccolgono e imbustano verze da mandare ai supermercati.

Tutto è al contempo drammatico e divertente, raccontato con lo stile dei paste, le storie che popolano il web come meme testuali, copiate da un forum all’altro, accomunate dai dettagli reali esasperati, dall’uso dello slang, di una lingua libera e fresca, e di un’ironia senza limiti rivolta ai vizi sociali e nazionali. Malcolm XD è uno dei pochi autori di paste non anonimi e il suo nome tra gli under-30 in Polonia è leggenda.

Le cinque migliori scrittrici polacche del momento

In tempi come quelli che stiamo vivendo, non è retorico affermare che in Polonia le migliori voci letterarie di oggi siano femminili. Noi di Nova Books Agency non possiamo che constatare felicemente questo splendido trend, e tifiamo perché questa cosa non resti un trend, ma diventi una costante della letteratura europea e mondiale.

Le cinque migliori scrittrici polacche del momento

Olga Tokarczuk
È la più importante scrittrice polacca vivente, autrice di romanzi e raccolte di poesie, tradotta praticamente ovunque nel mondo. Vincitrice del The Man Booker International Prize nel 2018 con Bieguni (in italiano I vagabondi, Bompiani, 2019), due volte vincitrice del premio Nike, di cui noi di Nova abbiamo parlato tempo fa, nel 2008 (sempre con Bieguni) e nel 2015 con Księgi Jakubowe. In Italia i suoi libri sono apparsi grazie a Bompiani, Nottetempo, E/O, Fahrenheit 451 e altri, e non è mai abbastanza il successo che merita questa grande scrittrice. Di formazione psicologa, il suo primo grande successo è stato Prawiek i inne czasy, tradotto per le Edizioni E/O col titolo Dio, il tempo, gli uomini, gli angeli e riproposto da Nottetempo come Nella quiete del tempo. Magia, storia, psicologia, territori, natura, politica: irrinunciabile.

Joanna Bator
Scrittrice originaria della Bassa Slesia, precisamente della città di Wałbrzych (chi vi scrive ne è particolarmente affezionato, essendo stata la prima città polacca che abbia mai visitato). È un’autrice di formazione filosofica, amante e profonda conoscitrice della cultura Joanna Batorgiapponese. Tale esperienza è sfociata nel suo romanzo, Japoński wachlarz, datato 2004. Mentre la sua celebre trilogia, Piaskowa góra, Chmurdalia e Ciemno, prawie noc (tutti pubblicati dalle edizioni W.A.B., di cui Nova Books Agency gestisce i diritti per l’Italia) prende il via dalla terra di Slesia, storica regione polacca di cui è originaria la scrittrice, e si dipana in altri territori seguendo il percorso del lungo viaggio della protagonista femminile. L’opera di Joanna Bator è tradotta in numerose lingue straniere.

Wioletta Greg
Nome d’arte di Wioletta Grzegorzewska, autrice del fortunatissimo Guguły, tradotto all’estero come Swallowing mercury. Racconto di formazione di una bambina, della provincia rurale polacca, negli anni sessanta del novecento, Guguły è prosa poetica ricchissima di colori e suoni, sul tempo ordinario che scorre parallelo a giorni straordinari, come recita la quarta di copertina dell’edizione britannica. Del 2017 è Stancje, l’ultima opera in prosa di Wioletta Greg, edita in Polonia per le edizioni W.A.B.

Anna Kańtoch
Scrittrice slesiana e prolifica, pubblica con quasi tutti i maggiori editori polacchi: Wydawnictwo Czarne, Powergraph, W.A.B., con gli ultimi due in particolare felicemente rappresentati da Nova Books Agency per l’Italia. Anna Kańtoch è scrittrice enormemente poliedrica, e dotata di uno stile elegante e camaleontico. Spazia con facilità dal fantasy al noir, dal romanzo psicologico alla fantascienza, young adult, steampunk e letteratura canonica. È autrice de I Prelunari, saga fantastico-distopica in tre volumi edita da Powergraph rivolta a un pubblico di giovani adulti, di Buio e di opere che speriamo farvi conoscere al più presto.

Grażyna Plebanek
Varsaviana di razza, residente a Bruxelles da ormai molti anni, Grażyna Plebanek è scrittrice di romanzi, feuilleton, racconti e opere teatrali. Il suo terzo romanzo, Nielegalne związki, le ha dato un’inattesa celebrità, portandola a diventare famosissima. Ma è con Pani Furia, Furie nella recente edizione francese, che è arrivato il successo internazionale. Storia di Alya, giovane congolese trapiantata nel contesto cosmopolita di Bruxelles, e della sua quotidiana lotta di affermazione contro razzismi e discriminazione, La furie è a tutt’oggi una presenza fissa in ogni libreria della capitale d’Europa, con l’augurio di vederlo a breve in quelle italiane. Consigliatissimo.

Joanna Fabicka: vi racconto Rutka, storia per bambini di ogni età

A tu per tu con Joanna Fabicka, giornalista, scrittrice, autrice di Rutka, il libro per bambini che parla di Olocausto senza parlare di Olocausto.

 

Joanna Fabicka è una scrittrice che ama molto il suo lavoro, che quando parla di scrittura non fa trasparire la fatica ma la dedizione e soprattutto il piacere e il divertimento. Originaria di Łódź, un tempo città industriale e centro nevralgico dell’ebraismo polacco, oggi vive a Varsavia assieme al marito regista e a due figlie. Scrive narrativa per adulti e bambini, con un passato da poetessa e una formazione che viene dal cinema, di cui del resto la sua Łódź è capitale morale in Polonia.

Il suo libro più apprezzato, Rutka, è un romanzo destinato a giovani lettori, quelli che le categorie del marketing editoriale indicherebbero tra i 10 e i 12 anni. Ma il grande valore di Rutka sta proprio nel modo in cui parla a tutti, ponendo strati di consapevolezza uno sopra l’altro, e regalando a lettori diversi esperienze diverse. Una storia che parla di amicizia, di infanzia e complicità, ma anche delle pagine oscure di Łódź e dei destini tragici della comunità ebraica che l’ha abitata.

Abbiamo intervistato Joanna Fabicka per parlare di lei, del suo approccio alla scrittura e alla vita e soprattutto di Rutka, libro i cui diritti per l’Italia sono liberi e rappresentati in esclusiva da Nova Books Agency.

Hai due figlie e due grandi passioni. Se ti chiedessi di scegliere la tua figlia preferita, probabilmente ti offenderesti. E forse faresti altrettanto se ti obbligassi a rispondere alla domanda se preferisci i libri o il cinema. Quindi te la pongo diversamente: torni a casa dopo una giornata pesante, stanca, un po’ nervosa e con i capelli bagnati perché fuori pioveva. Cosa fai per rilassarti? Guardi un film o leggi un libro?

Per prima cosa faccio un bagno. Ma se devo risponderti seriamente, mi costringi a fare una scelta difficile. Sono cresciuta in un mondo di libri e di film. Da bambina leggevo molto e poi è nata la mia passione per il cinema. Per formazione sono una teorica del cinema, ho studiato Cinematografia e ho lavorato per qualche anno all’Accademia cinematografica di Łódź, la migliore scuola di cinema del mondo. Mi occupavo di montare i film studio degli studenti. È stato un periodo incredibilmente affascinante della mia vita, anche perché lì ho conosciuto l’uomo che sarebbe diventato mio marito. Il suo film di fine corso Męska sprawa (“A Man Thing”), al quale ho avuto il piacere di lavorare anche io, ha ottenuto una nomination agli Oscar nella categoria dei cortometraggi. Quella nomination e la notte degli Oscar sono stati il coronamento ideale del nostro periodo a Łódź. Dopo esserci trasferiti a Varsavia ho iniziato a occuparmi sempre meno di montaggio e sempre più di scrittura e alla fine da tecnica del montaggio sono diventata scrittrice. Tuttavia, il cinema continua a essere importante per me: leggere libri e guardare film per me è la continuazione del mio lavoro. Sono sempre lì ad analizzare tutto, a scomporre tutto. È difficile isolarsi. Se ho proprio bisogno di rilassarmi preferisco dormire o fare una passeggiata, anche sotto la pioggia.

Sempre con un pensiero ai due percorsi della tua vita professionale, leggendo Rutka ho avuto l’impressione che le immagini siano così ben descritte che si riuscirebbe a vederle anche senza l’aiuto delle pur splendide illustrazioni di Mariusz Andryszczyzk. Pensi che il cinema abbia un influsso sulla tua scrittura? E se sì, è una cosa che fai consapevolmente o ti viene naturale perché è così che vedi il mondo?

Uno scrittore deve essere evocativo. Come ama dire mio marito: il cinema è un’arte primitiva mentre la letteratura, per il fatto che crea attraverso le parole, è più difficile e chiede un’elaborazione più raffinata. Io credo che in ogni ambito creativo la cosa più importante sia il contatto con le proprie emozioni. Scoprire il mondo non è, e non dovrebbe essere, una cosa solo intellettuale. Ci sono anche le emozioni, i sogni, l’intuizione, un’intera serie di strumenti cognitivi extra-razionali. Ed è una cosa che ho sempre cercato nel cinema. Tra i miei registi preferiti per esempio ci sono Carlos Saura e Pedro Almodovar, così diversi tra loro e al contempo così simili. Entrambi mettono in scena gli ambiti più intimi e toccano le corde più sensibili dell’uomo.

Tornando un po’ al mio passato, la precisione compositiva, e quella quota di disciplina drammaturgica richieste dal montaggio, quando devi lavorare su frammenti tenendo a mente il risultato finale, sono indubbiamente d’aiuto. Mi preoccupo che non ci siano momenti a vuoto e perché ogni scena sia propedeutica a un’altra. Non è la prima volta che sento dire che i miei libri sono già pronti di per sé per diventare film. E in effetti per quanto riguarda Rutka, ho già venduto i diritti cinematografici a un produttore.

Scrivi per bambini, ragazzi e adulti, non solo libri ma anche editoriali sui giornali. Qual è il tuo approccio verso la letteratura per l’infanzia? Si scrive in modo diverso quando si scrive per i bambini o appartieni alla scuola di pensiero che definisce i bambini nient’altro che adulti mediamente un po’ più bassi?

In una delle scene del mio libro, dove le due bambine si trovano in mezzo a un prato di erba rossa, Rutka dice a Zosia: “Se gli adulti vedessero tutto quello che vedono i bambini, impazzirebbero. La loro immaginazione non riesce a concepire cose così complicate”. Penso che in questa citazione si celino tutti i segreti dell’avere a che fare con la fantasia dei bambini e allo stesso tempo il privilegio e la gioia di scrivere per loro. I bambini prendono a cuore aperto e mente limpida. Da questo punto di vista gli adulti non possono reggere il confronto. Allo stesso tempo non possiamo dimenticare che nei bambini i meccanismi di difesa non sono ancora del tutto formati: si fidano, sono aperti alle suggestioni. Per cui scrivere per loro implica una grande responsabilità verso le parole che usiamo e il mondo in cui li invitiamo a entrare. Non sono una sostenitrice del rapporto maestro-discepolo con i bambini. Sono convinta del fatto che possiamo imparare molto a vicenda gli uni dagli altri, pur con l’obbligo inderogabile da parte dell’adulto, e dell’autore, di proteggere il bambino.

Parliamo un po’ di Rutka. Da dove ti è venuta l’idea di scrivere questo libro? E da dove ti è venuto il “bisogno” di una storia del genere?

È una storia nata dall’amore e dalla grande nostalgia che provo per la mia città natale: Łódź. Una storia che è maturata per anni dentro di me. Il quartiere, le strade, le piazze e le case in cui si svolge la trama del libro esistono davvero, sono i luoghi della mia infanzia. In quel cortile di via Rybna 13 mi annoiavo proprio come Zosia. Mi chiedevo chi abitasse prima di noi in quelle case, quali piedi camminassero su quelle strade. Era come se ascoltassi un racconto muto dei muri della città. Quando sono cresciuta un po’, sono venuta a conoscenza della storia di dolore di quei luoghi e di chi li abitava. Un mondo che è passato senza possibilità di ritorno e che oggi possiamo trovare solo nei ricordi di chi è sopravvissuto. O nei racconti dei luoghi e delle case: basta solo appoggiare l’orecchio e ascoltare attentamente.

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