Cinque classici imperdibili del Novecento polacco

Oggi vi proponiamo cinque scrittori per cinque libri culto che hanno segnato la cultura del novecento. Tanto in Polonia quanto nel panorama letterario mondiale. Ecco a voi

cinque classici imperdibili del Novecento polacco

Witold Gombrowicz – Ferdydurke

Gombrowicz è tra i maggiori scrittori polacchi del Novecento, e riteniamo di tutti i tempi. Uno dei pochissimi il cui nome è diventato un aggettivo per descrivere situazioni grottesche e infantili, ambigue e chiassose. Ferdydurke appare nel 1937 in Polonia, poco prima che l’autore lasci il Paese natale per l’Argentina, dove avrebbe vissuto la maggior parte della propria vita di adulto. E poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Ferdydurke descrive la trasformazione di un adulto trentenne, Józio Kowalski, allo stato infantile: il protagonista si ritrova a dover vivere le scorribande giovanili, l’odiata scuola, la messa obbligatoria, le visite ai parenti di campagna. Ferdydurke, pubblicato con titolo omonimo in Italia da Feltrinelli la prima volta nel 1991, è un romanzo esplosivo sull’incompiutezza dell’età adulta e la regressione infantile come unica forma di resistenza al tempo inesorabile. Immortale e controverso, un classico.

Bruno Schulz – Le botteghe color cannella/Il sanatorio all’insegna della clessidra

Scrittore, pittore, illustratore, poeta. Morto per mano della Gestapo nella natia Drohobyč, durante gli anni dell’invasione nazista. Le botteghe color cannella e Il sanatorio all’insegna della clessidra sono due opere che hanno segnato profondamente la cultura novecentesca: i racconti in parte autobiografici dell’autore hanno per protagonisti i membri della sua famiglia, in particolare suo padre. Il narratore focalizza l’attenzione sulle attività quotidiane della famiglia, trasformando e trasfigurando azioni e oggetti in persone. Scene d’infanzia si succedono ad altre in cui il narratore è adulto. In Italia raccolte in un unico volume edito da Einaudi, con l’ultima edizione datata 2008 a cura di Francesco Cataluccio.

Leopold Tyrmand – L’uomo dagli occhi di ghiaccio

Varsaviano classe 1920, Leopold Tyrmand fu molte cose in vita: giornalista, scrittore, animatore del neonato panorama jazzistico della capitale polacca, dandy in un mondo in rovina. È conosciutissimo oggi per il suo unico grande romanzo, Zły (L’uomo dagli occhi bianchi, nell’edizione Garzanti del 1959 – tradotto da Franca Wars e Carlo Rossi Fantonetti). Poco (pare) apprezzato dalla critica del tempo, col tempo divenuto un classico irrinunciabile, tuttora presente in ogni libreria polacca, cosa già miracolosa di per sé. Zły è un racconto polifonico di un antieroe, violento e proletario che si aggira tra le rovine di Varsavia a difendere i più deboli dalle prepotenze delle gang e dai soprusi dei criminali. Il protagonista, condannato a morte dalla banda di appartenenza, decide di combattere i violenti a mani nude, vendicandosi così del proprio destino crudele. Su lui convergono le storie degli altri personaggi del romanzo, esponenti del proletariato urbano varsaviana di quegli anni: l’immancabile ufficiale di polizia, un’impiegata del museo nazionale, farmacisti, barellieri, negozianti, operai, giornalisti, postini, giudici, pasticceri. È un romanzo che nonostante gli anni brulica di vita e di linguaggio, uno dei pochissimi testi capaci di rendere un’istantanea precisa e fedelissima della ricostruzione della capitale, molto più di qualunque fotografia o reportage. Consigliatissimo, (magari!) da ritradurre.

Stanisław Dygat

Stanisław Dygat è autore di pochi romanzi che sono riusciti a segnare un’epoca. Nato e morto a Varsavia, nel 1978, Dygat è celebre per Jezioro Bodeńskie (Il lago di Costanza del 1946, a tutt’oggi inedito in Italia), romanzo autobiografico sulle disavventure di un giovane polacco internato nel campo di prigionia sulle rive dell’omonimo lago. Più fortunato, almeno per noi, il destino di Podróż (Il viaggio, nell’edizione Feltrinelli del 1960, traduzione di Ludovico Tulli), storia di un impiegato ministeriale nell’epoca della Polonia socialista, Henryk Szalaj, che vive un’esistenza disillusa e scolorita, abbrutita dal peso dei propri fallimenti. Finché non decide di partire per l’Italia, dove vive suo fratello, ormai celebre regista cinematografico, con cui ha ormai sporadici contratti. Tutto in Italia è fascino e bellezza, ma il viaggio presenta sorprese meno luminose di quanto ci si aspetterebbe da un artista come Szalaj e dal luogo fatato in cui vive. Altro classico, Disneyland, del 1965, anch’esso ancora inedito in Italia. Storia di Marek Arens, giovane studente d’architettura e promessa dell’atletica leggera polacca, che si innamora di una misteriosa ragazza, tale Jowita, conosciuta a un ballo in maschera studentesco. Jowita sparisce poco dopo essere stata con lui, e ossessionato dalla ricerca dell’identità reale della ragazza, Marek intraprende una relazione con la bella Agnieszka, in cui il nostro ritrova più di un dettaglio sulla sua Jowita. La storia con Agnieszka termina, e i due restano amici, ma Marek non è uno che si dà per vinto, e continua a cercare la sua Jowita anche in tutte le altre donne con cui ha relazioni.

Nova Books Agency gestisce in esclusiva per l’Italia tutti i diritti di pubblicazione delle opere di questo grande scrittore del novecento.

Marek Hłasko

Scrittore mito della sua epoca, e noi riteniamo anche di quelle successive. Autore anticonformista, leggenda di quella generazione del ’56 (lui che era un ragazzo del ’34, cresciuto di fretta e furia prima dei disastri della guerra e durante essa a Varsavia, timido e fanciullesco, fino a diventare un uomo rude e muscoloso, ipersensibile, insicuro, con un’inclinazione alla depressione) insieme a Andrzejewski e Dygat, che pare lo ospitò in casa. Nel ’58 emigrò per Parigi, la stampa nazionale lo definì il James Dean del centro Europa, per una certa somiglianza fisica e per l’irruenza del carattere rissoso e gioviale. Poi ancora Italia, Germania Ovest, e anche Stati Uniti e Israele. Morì nel 1969 a Wiesbaden, pare a causa di un’ingestione di barbiturici e alcolici. L’autore esordì con Ósmy dzień tygodnia (L’ottavo giorno della settimana, pubblicato da Libribianchi nel 2009), un romanzo breve in cui i due protagonisti, Piotr e Agnieszka, vivono la propria relazione con la consapevolezza di non poterla manifestare: sguardi indiscreti, maldicenze, mancanza di un posto tutto per loro. Trascorrere la notte insieme sarà per loro l’unico modo di condividere qualcosa, data l’impossibilità delle circostanze. L’editore Libribianchi ha anche il merito di aver pubblicato Bei ventenni, altra opera mitica dell’autore.

1 pensiero su “Cinque classici imperdibili del Novecento polacco

  1. D’accordo con Schulz, Gombrowicz, ma il pur interessante Dygat imprescindibile? De i prosatori aggiungerei Borowski Rudnicki, Tokarczuk… ma ce ne sarebbero anche altri…

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