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La giuria del Nike sul premio a Radek Rak

Il quotidiano Gazeta Wyborcza – co-organizzatore del Nike- ha pubblicato le dichiarazioni del presidente della giuria Paweł Próchniak con le motivazioni dell’assegnazione del premio a Radek Rak per il suo Canzone del cuor di serpente, rappresentato in Italia da Nova Books Agency. Ecco la traduzione in italiano.

1.

Questo libro è una leggenda. E, come ogni leggenda, è un trionfo dell’immaginazione ma al contempo tocca la dura realtà del mondo. Racconta una storia non di questo mondo e al contempo parla di qualcosa che sonnecchia nella storia, nel nostro inconscio collettivo e nei meandri della lingua in cui parliamo. In questo filato di realtà con il quale Canzone del cuor di serpente si confronta c’è qualcosa al contempo di emozionante e crudele, qualcosa che merita di essere raccontato, e in nessun altro modo se non con la lingua bizzarra e arcaica delle leggende popolari.

2.

Radek Rak ha scritto “un’altra storia di Jakub Szela”. […] È vero, ma del resto non spetta alla storia con i suoi drammi e i suoi orrori il ruolo di primo violino. La forza del libro di Radek Rak è nello stesso atto di filatura e tessitura del racconto. Una tessitura fatta di echi sguscianti e riverberi, di rocchetti svolazzanti di immaginazione liberata, di colpi di luce che filtrano dall’alto, attraverso foglie di faggio e pelle morta di serpente.

3.

Radek Rak fa un uso magistrale della parola, delle varie sfumature della nostra lingua, delle sue possibilità e di ciò che vive tra le parole, in quegli echi e ronzii che ai nostri giorni si percepiscono appena. Canzone del cuor di serpente è consapevolmente all’antica e al contempo modernamente grottesco. Deve molto alla letteratura perché è volutamente letterario. La sua costruzione, precisa e ben rifinita, si muove lentamente come un meccanismo ben oliato. Ha la rigorosità di un orologio che spacca il minuto e batte le ore, ma c’è anche qualcosa del carillon che ripete archetipi noti, replica schemi riconoscibili e quasi banali trasformandoli in un flusso continuo di racconto, in una realtà fluttuante come quella del sogno. In Canzone del cuor di serpente sono presenti vari echi e toni letterari. Si avvertono sotto pelle le voci di molti scrittori, adulati, ascoltati, accolti e fusi in una lega più leggera dell’aria. Questa idea letteraria unita alla fantasia è essenziale perché ci ricorda che la letteratura è libertà di parole che corre verso l’ignoto e, con lo stesso movimento, affonda nel mondo e nelle radici della realtà. Fino a trovarsi di fronte qualcosa che rinasce nella lingua degli alberi e dei sassi, nei racconti montani, nella lingua del mito.

4.

Una letteratura così concepita ci ricorda anche della necessità dei miti, suggerendo che sotto la superficie della realtà –“sotto il tessuto delle cose, nell’ordito aggrovigliato e luminescente al buio”- pulsano miti antichi, leggende dimenticate, fantasie misteriose. Di questo registro della realtà Bruno Schulz scrisse una volta così:

Che turbine e che movimento e folla! Che sciame e polpa, nazioni e generazioni, bibbie e Iliadi riprodotte a migliaia! Quale escursione e tumulto, quale groviglio e baraonda storica! […] Sono questi gli inferni smisurati, gli spazi miserabili, i Nibelunghi deplorevoli. Qui si trovano i grandi vivai della storia, le botteghe dei racconti, i nebbiosi fumoir che partoriscono favole e trame.

Radek Rak ci è arrivato, ha preso sorsate di quelle fonti oscure e ci ha offerto un bicchiere di quell’acqua. L’acqua così vitale e dissetante del mito, l’acqua del mistero. Non so se dalla letteratura ci si possa aspettare nulla di più.

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