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Rassegna Stampa

Il perturbante nella Varsavia di inizio Novecento: “Buio” di Anna Kańtoch

Giovanni Palilla su Buio di Anna Kańtoch – Grado zero – 12/02/2021

«Buio è un testo molto complesso, a cui è possibile dare diverse chiavi di lettura (a cominciare dal gioco di parole presente in tutto il romanzo tra ‘Buio’ residenza e ‘buio’ nel senso di oscurità [1]). Se teniamo in considerazione la nozione di lettore modello di Umberto Eco, Buio è senza dubbio un testo che richiede un lettore attento e collaborativo, perché non sarà una di quelle letture in cui tutto “torna” alla fine e con facilità».

Anna Kańtoch, il richiamo del “Buio” è perturbante

Alessandro Mezzena Lona su Buio di Anna Kańtoch – Arcane storie – 07/02/2021

«Romanzo potente sui tranelli e la necessità della memoria, sui suoi disvelamenti inaspettati, “Buio” è un noir dai forti richiami psicanalitici, uno straordinario sguardo sull’intricato scambio di amore e veleni tra genitori e figli, una coraggiosa immersione nelle pulsioni sessuali della prima metà del ‘900,, ancora terribilmente ingabbiate in un reticolo di divieti e pregiudizi».

Buio di Anna Kańtoch, un oscuro realismo magico polacco

Cristiano Saccoccia su Buio di Anna Kańtoch – ClassiCult – 01/02/2021

«C’è una prosa elegante, perpetrata da intagli evocativi e tetri che invocano le terre del subconscio. Un consultorio spiritista guida la nostra protagonista verso labirinti junghiani, un ritorno al passato permette all’esploratrice del tempo e della memoria di (dis)conoscere la famiglia che tanto aveva reputato perfetta, di confrontarsi con un non-alter ego infantile che non sembra essere ciò che era. Ma la realtà è reale? Con questo dubbio hyper-amletico la Kańtoch ci abbandona nella sua  riflessione e disorienta il lettore in questo limbo magico e stregato».

Recensione: Buio di Anna Kańtoch – traduzione di Francesco Annicchiarico

Elisa R su Buio di Anna Kańtoch – Leggere distopico – 29/01/2021

«Con uno sguardo lucido, Kańtoch rappresenta l’inestinguibile dissidio tra realtà e finzione – al limite del fuorviante – dove a susseguirsi sono temi insidiosi: la delicata e, talvolta, instabile psiche umana, un amore saffico ammantato di ambiguità, la spregiudicatezza di una donna emancipata all’interno di un contesto storico non proprio tollerante, una passione inquieta che serpeggia labile sfiorando la perversione».

Attraversare il tempo

Carolina Germini su Buio di Anna Kańtoch – Tre sequenze – 22/01/2021

«Mi sono sentita come Alice che, dopo essersi infilata nella tana del coniglio, è sprofondata, rotolando capitombolo dopo capitombolo, giù in quello che sembrava un pozzo molto profondo. […] Con il romanzo Buio, pubblicato in Italia da Carbonio Editore e tradotto da Francesco Annichiarico, la scrittrice polacca Anna Kańtoch ci conduce lungo un’esperienza per certi versi simile a quella di Alice».

 

Anna Kańtoch, in un sanatorio sul baltico, una donna si perde al confine fra l’adesso e i ricordi

Raffaella Belletti su Buio di Anna Kańtoch – Alias/Il Manifesto – 10/1/2021

«Anna Kańtoch, finora sconosciuta al pubblico italiano, si inserisce di diritto nella nutrita schiera di scrittrici che sono parte integrante del fermento culturale del suo paese […] capaci di trasformare ogni elemento della realtà nel frammento di un universo dilatato».

La vita inaugurata da un atto sacrilego

Luca Bernardini su Il re di Varsavia (Sellerio, 2020) – Alias/Il Manifesto – 10/1/2021

«Quella narrata da Twardoch non è un’epopea, bensì la saga di una città nella città, scomparsa insieme ai suoi abitanti, e tuttavia degna di essere rappresentata nella sua contrapposizione – spesso vincente – alla città egemone.

 

Chiamatelo pure fantasy, se volete

Intervista di Andrea Carria ad Anna Kańtoch, autrice di Buio (Carbonio, 2020) – Lo specchio di Eco – 9/1/2021

«Mi sono resa conto che non volevo più essere solo una scrittrice di fantasy. O perlomeno non di fantasy puro, ma di qualcosa di ibrido […] Devo dire che questo mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo: ero finalmente libera dalla dittatura del finale».

 

Il buio che illumina i fantasmi

Intervista di Barbara Romagnoli ad Anna Kańtoch, autrice di Buio (Carbonio, 2020) – La Bottega del Barbieri – 16/12/2020

«L’estraneità che la protagonista sente nei confronti del mondo la rende forte, nutrire dubbi fa sì che non si senta del tutto smarrita…»

 

Frammenti sparsi di un’adolescenza negata: Buio di Anna Kańtoch

Andrea Carria su Buio di Anna Kańtoch – Lo Specchio di Ego – 15/12/2020

«Un’opera come Buio ha molto da svelare e ogni lettore, sulla scorta della propria sensibilità e delle proprie esperienze, è destinato a ricostruirlo in tanti modi, tutti diversi.»

 

 

A Buio hanno ucciso una donna e un cerbiatto. E dopo vent’anni i loro cuori battono ancora

Barbara Baraldi su Buio di Anna Kańtoch – Tuttolibri/La Stampa – 12/12/2020

«Leggere Buio significa procedere a tentoni attraverso i sentieri tortuosi della coscienza umana, in un labirinto oscuro dove l’unica guida è la memoria frammentata di una donna senza nome.»

 

Buio, il labirinto (fin troppo) misterioso di Anna Kańtoch

Angela Marino su Buio di Anna Kańtoch – Il rifugio dell’ircocervo – 07/12/2020

«La protagonista tratteggia l’immagine di se stessa bambina, rivedendosi come una creatura vitale, fantasiosa, allo stesso tempo inerme e ribelle nei confronti delle costrizioni sociali.»

 

Gangster Story a Varsavia

Susanna Nirenstein su Il re di Varsavia (Sellerio, 2020) – Robinson/La Repubblica – 14/11/2020

«Una città stracolma di sinagoghe, ladri, prostitute, furfanti che qui appare a volte come una sequenza di “Quei bravi ragazzi” di Scorsese.»

 

 

Buio
Gabriele Ottaviani su Buio di Anna Kańtoch (Carbonio, 2020) – Convenzionali – 6/11/2020

«Non è solo quello che ha nella mente, il buco nero del passato che cerca di dimenticare fin sotto il livello della coscienza e della consapevolezza piena e che la conduce, lei che non ha nome né nessuno, a parte il fratello maggiore, che l’accompagna dal sanatorio sulle sponde del mar Baltico da cui, nell’anno del Signore millenovecentotrentacinque, è stata finalmente dimessa, a Varsavia, con la speranza di ricominciare.»