Jarosław Kamiński

 

Soltanto Lola

Nina ha 16 anni, molti sogni e tanta energia. Alla radio si sentono ritmi nuovi, le riviste di moda presentano tagli più moderni, nei circoli e nelle associazioni arrivano i primi televisori. Gli anni Sessanta sembrano un bel momento per essere giovani in Polonia.


Lidia a quel decennio ci arriva invece da donna matura, ferita dal passato, figlia di una prostituta, militante nella guerra civile spagnola, donna di apparato nella Polonia socialista.


E all’ombra delle due, Lola. Quella Lola che Nina conosce solo dai racconti del padre e che invece Lidia ha conosciuto e amato fino alla morte e che porta con sé come un fantasma o una nevrosi.


Le due donne si conoscono e non si piacciono, ognuna racconta la storia a modo proprio. Invidie, paure, tradimenti. E sullo sfondo, ancora una volta, Lola. Soltanto Lola.



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Selling points

  • Donne al centro

    Due protagoniste diverse per sogni e generazione, ma entrambe decise, autonome e responsabili delle proprie azioni.

  • Contesti nuovi

    La Polonia degli anni ’60, della destalinizzazione. La Polonia dove nasce la tv ed emerge il jazz, ma restano ancora la paura e il sospetto.

  • L'ultima pagina degli ebrei polacchi

    La storia del marzo ’68 e dell’ondata di antisemitismo che costrinse gli ultimi sopravvissuti all’Olocausto a lasciare la Polonia per sempre.

Cosa ne ha detto la stampa

Kamiński ha creato due protagoniste che si dimostrano molto più forti degli uomini egocentrici, indecisi e cervellotici che hanno intorno. Nina e Lidia sopportano morte, separazione, abbandono e solitudine. Gli uomini invece non ne sono capaci.

Justyna Sobolewska Polityka

Kamiński dà alle sue protagoniste una via d’uscita dal vicolo cieco dell’incertezza emotiva. Ognuna di loro è messa di fronte al percorso di riscoperta della propria identità. Leggendo le loro vicende, abbiamo l’impressione che Soltanto Lola sia una narrazione meticolosa sul fatto che bisogna fare ordine con i propri ricordi per vincere i propri demoni interiori.

Jarosław Czechowicz Krytycznym okiem