Rutka

BAMBINI E RAGAZZI – 2016 –223 pp.

Titolo originale: Rutka

Autore: Joanna Fabicka

Presentazione

La storia di un’amicizia impossibile tra due bambine coetanee di epoche diverse, in una città che viaggia nel tempo tra il presente e il passato.

Fattori di vendita

  • Un libro pieno di misteri, colpi di scena e un po’ di magia.
  • Una storia di amicizia e di scoperta che invita a guardare tutto con altri occhi.
  • Il tema della vita nel ghetto e delle deportazioni, riportato con garbo e delicatezza.
  • Un libro dove si ride e ci si commuove, trasportati da una lingua sempre evocativa.
  • Eletto libro dell’anno 2016 dalla sezione polacca dell’IBBY.

Descrizione

Sofia è una bambina strana: quando arriva l’estate diventa triste. La verità è che Sofia non è così strana, è solo che la sua estate è fatta di noia, la passa da sola a casa con la vecchia zia Rosa e nessuno dei bambini del quartiere con cui giocare perché tutti sono già partiti.

Tutto cambia quando Sofia incontra in cortile una bambina che non aveva mai visto: è magrolina, porta una lunga treccia rossa e abita in una palazzina del cortile che Sofia credeva disabitata. Del resto la piccola Rutka, così si chiama la nuova arrivata, è strana quanto tutto quello che la circonda. Nella sua casa non ci sono mobili né persone, ma solo sagome disegnate con il gesso, lei ha sempre fame e aspetta il ritorno dei genitori partiti per chissà dove. Sofia è confusa, ma si lascia trascinare volentieri in giornate intere in compagnia di Rutka. Alcune sono gioiose, come quando finiscono in un magazzino stracolmo di dolci buonissimi o quando prendono come animale da compagnia un pollo senza testa, scappato da un supermercato. Altre lo sono meno, quando è Rutka a guidare l’amica e la porta nella sua dimensione, dove la gente ha paura, fame e sale su treni senza finestrini che arrivano da città bellissime, che Sofia non si sognerebbe mai di lasciare.

Perché, anche se non viene mai detto chiaramente, Rutka viene da un tempo diverso rispetto a quello di Sofia, è una bambina ebrea mentre a Łódź si costruisce uno dei più grandi ghetti di Europa. E, quando Sofia si lascia guidare, Rutka la porta nella sua dimensione, in un mondo che Sofia non conosce e che guarda con i suoi occhi ingenui restituendone l’assurdità a cui forse ci siamo troppo abituati leggendone sui libri di storia.

Rutka è un libro che combina ironia e malinconia, magia e realismo, scritto con delicatezza e abilità, che si rivolge ai lettori più giovani parlando la loro lingua, ma senza trattarli con condiscendenza.

Joanna Fabicka: vi racconto Rutka, storia per bambini di ogni età

A tu per tu con Joanna Fabicka, giornalista, scrittrice, autrice di Rutka, il libro per bambini che parla di Olocausto senza parlare di Olocausto.

 

Joanna Fabicka è una scrittrice che ama molto il suo lavoro, che quando parla di scrittura non fa trasparire la fatica ma la dedizione e soprattutto il piacere e il divertimento. Originaria di Łódź, un tempo città industriale e centro nevralgico dell’ebraismo polacco, oggi vive a Varsavia assieme al marito regista e a due figlie. Scrive narrativa per adulti e bambini, con un passato da poetessa e una formazione che viene dal cinema, di cui del resto la sua Łódź è capitale morale in Polonia.

Il suo libro più apprezzato, Rutka, è un romanzo destinato a giovani lettori, quelli che le categorie del marketing editoriale indicherebbero tra i 10 e i 12 anni. Ma il grande valore di Rutka sta proprio nel modo in cui parla a tutti, ponendo strati di consapevolezza uno sopra l’altro, e regalando a lettori diversi esperienze diverse. Una storia che parla di amicizia, di infanzia e complicità, ma anche delle pagine oscure di Łódź e dei destini tragici della comunità ebraica che l’ha abitata.

Abbiamo intervistato Joanna Fabicka per parlare di lei, del suo approccio alla scrittura e alla vita e soprattutto di Rutka, libro i cui diritti per l’Italia sono liberi e rappresentati in esclusiva da Nova Books Agency.

Hai due figlie e due grandi passioni. Se ti chiedessi di scegliere la tua figlia preferita, probabilmente ti offenderesti. E forse faresti altrettanto se ti obbligassi a rispondere alla domanda se preferisci i libri o il cinema. Quindi te la pongo diversamente: torni a casa dopo una giornata pesante, stanca, un po’ nervosa e con i capelli bagnati perché fuori pioveva. Cosa fai per rilassarti? Guardi un film o leggi un libro?

Per prima cosa faccio un bagno. Ma se devo risponderti seriamente, mi costringi a fare una scelta difficile. Sono cresciuta in un mondo di libri e di film. Da bambina leggevo molto e poi è nata la mia passione per il cinema. Per formazione sono una teorica del cinema, ho studiato Cinematografia e ho lavorato per qualche anno all’Accademia cinematografica di Łódź, la migliore scuola di cinema del mondo. Mi occupavo di montare i film studio degli studenti. È stato un periodo incredibilmente affascinante della mia vita, anche perché lì ho conosciuto l’uomo che sarebbe diventato mio marito. Il suo film di fine corso Męska sprawa (“A Man Thing”), al quale ho avuto il piacere di lavorare anche io, ha ottenuto una nomination agli Oscar nella categoria dei cortometraggi. Quella nomination e la notte degli Oscar sono stati il coronamento ideale del nostro periodo a Łódź. Dopo esserci trasferiti a Varsavia ho iniziato a occuparmi sempre meno di montaggio e sempre più di scrittura e alla fine da tecnica del montaggio sono diventata scrittrice. Tuttavia, il cinema continua a essere importante per me: leggere libri e guardare film per me è la continuazione del mio lavoro. Sono sempre lì ad analizzare tutto, a scomporre tutto. È difficile isolarsi. Se ho proprio bisogno di rilassarmi preferisco dormire o fare una passeggiata, anche sotto la pioggia.

Sempre con un pensiero ai due percorsi della tua vita professionale, leggendo Rutka ho avuto l’impressione che le immagini siano così ben descritte che si riuscirebbe a vederle anche senza l’aiuto delle pur splendide illustrazioni di Mariusz Andryszczyzk. Pensi che il cinema abbia un influsso sulla tua scrittura? E se sì, è una cosa che fai consapevolmente o ti viene naturale perché è così che vedi il mondo?

Uno scrittore deve essere evocativo. Come ama dire mio marito: il cinema è un’arte primitiva mentre la letteratura, per il fatto che crea attraverso le parole, è più difficile e chiede un’elaborazione più raffinata. Io credo che in ogni ambito creativo la cosa più importante sia il contatto con le proprie emozioni. Scoprire il mondo non è, e non dovrebbe essere, una cosa solo intellettuale. Ci sono anche le emozioni, i sogni, l’intuizione, un’intera serie di strumenti cognitivi extra-razionali. Ed è una cosa che ho sempre cercato nel cinema. Tra i miei registi preferiti per esempio ci sono Carlos Saura e Pedro Almodovar, così diversi tra loro e al contempo così simili. Entrambi mettono in scena gli ambiti più intimi e toccano le corde più sensibili dell’uomo.

Tornando un po’ al mio passato, la precisione compositiva, e quella quota di disciplina drammaturgica richieste dal montaggio, quando devi lavorare su frammenti tenendo a mente il risultato finale, sono indubbiamente d’aiuto. Mi preoccupo che non ci siano momenti a vuoto e perché ogni scena sia propedeutica a un’altra. Non è la prima volta che sento dire che i miei libri sono già pronti di per sé per diventare film. E in effetti per quanto riguarda Rutka, ho già venduto i diritti cinematografici a un produttore.

Scrivi per bambini, ragazzi e adulti, non solo libri ma anche editoriali sui giornali. Qual è il tuo approccio verso la letteratura per l’infanzia? Si scrive in modo diverso quando si scrive per i bambini o appartieni alla scuola di pensiero che definisce i bambini nient’altro che adulti mediamente un po’ più bassi?

In una delle scene del mio libro, dove le due bambine si trovano in mezzo a un prato di erba rossa, Rutka dice a Zosia: “Se gli adulti vedessero tutto quello che vedono i bambini, impazzirebbero. La loro immaginazione non riesce a concepire cose così complicate”. Penso che in questa citazione si celino tutti i segreti dell’avere a che fare con la fantasia dei bambini e allo stesso tempo il privilegio e la gioia di scrivere per loro. I bambini prendono a cuore aperto e mente limpida. Da questo punto di vista gli adulti non possono reggere il confronto. Allo stesso tempo non possiamo dimenticare che nei bambini i meccanismi di difesa non sono ancora del tutto formati: si fidano, sono aperti alle suggestioni. Per cui scrivere per loro implica una grande responsabilità verso le parole che usiamo e il mondo in cui li invitiamo a entrare. Non sono una sostenitrice del rapporto maestro-discepolo con i bambini. Sono convinta del fatto che possiamo imparare molto a vicenda gli uni dagli altri, pur con l’obbligo inderogabile da parte dell’adulto, e dell’autore, di proteggere il bambino.

Parliamo un po’ di Rutka. Da dove ti è venuta l’idea di scrivere questo libro? E da dove ti è venuto il “bisogno” di una storia del genere?

È una storia nata dall’amore e dalla grande nostalgia che provo per la mia città natale: Łódź. Una storia che è maturata per anni dentro di me. Il quartiere, le strade, le piazze e le case in cui si svolge la trama del libro esistono davvero, sono i luoghi della mia infanzia. In quel cortile di via Rybna 13 mi annoiavo proprio come Zosia. Mi chiedevo chi abitasse prima di noi in quelle case, quali piedi camminassero su quelle strade. Era come se ascoltassi un racconto muto dei muri della città. Quando sono cresciuta un po’, sono venuta a conoscenza della storia di dolore di quei luoghi e di chi li abitava. Un mondo che è passato senza possibilità di ritorno e che oggi possiamo trovare solo nei ricordi di chi è sopravvissuto. O nei racconti dei luoghi e delle case: basta solo appoggiare l’orecchio e ascoltare attentamente.

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