I 10 libri più venduti in Polonia nel 2018

Le classifiche dei libri più venduti non sempre riflettono lo specchio di una comunità di lettori, ma sono pur sempre una buona bussola per orientarsi su un mercato straniero o per capire cosa succede nel proprio. E poi per lettori e autori è una piccola curiosità inconfessabile della quale difficilmente si riesce a fare a meno.

La Polonia storicamente si distingue per essere un Paese dove la narrativa non è dominante come da noi, dove la ricerca di verità spinge molti lettori verso la non-fiction e quella di bellezza non esclude una cosa assai in ritirata nelle preferenze nostrane come la poesia.

A partire dalla top-100 dei libri più venduti dalla catena di librerie Empik, quali sono

i dieci libri più venduti in Polonia nel 2018.

  1. Tatuażysta z Auschwitz, Heather Morris, ed. Marginesy
    Best-seller anche in Italia con il titolo Il tatuatore di Auschwitz (Garzanti, 2018), il libro dell’autrice neozelandese ha conquistato i lettori polacchi con una storia di dolore e dignità sullo sfondo di una pagina di dolore che la Polonia ha, suo malgrado, ospitato.
  2. A ja żem jej powiedziała…, Katarzyna Nosowska, ed. Wielka Litera.
    Primo libro polacco in classifica, un successo di pubblico e critica per una personalità famosissima in Polonia (la Nosowska è stata per 25 anni la voce del gruppo rock Hey) che ha scritto questo romanzo/memoir dove parla di cose quotidiane dando loro un senso collettivo. Un libro a cui non mancano leggerezza e autoironia.
  3. SEXED.PL, Anja Rubik, ed. W.A.B.
    Top-model di fama mondiale, Anja Rubik ha deciso a un certo punto di lanciare una campagna social di educazione sessuale rivolta ai più giovani, domande che la modella ha posto a medici ed esperti. Il risultato di quella campagna è confluito in questo libro dove si risponde con onestà e chiarezza alle domande degli adolescenti sul sesso. Da come prepararsi al primo rapporto a quali sono i migliori metodi anticoncezionali, da cosa vuol dire rapporto consensuale a cosa sia il sexting. Un manuale fondamentale e apprezzato.
  4. 365 dni, Anna Lipińska, ed. Edipresse.
    Due coppie di giovani polacchi decidono di passare le vacanze in Sicilia, ma già dal secondo giorno la loro vacanza è rovinata. Una delle ragazze, Laura, viene rapita. E il rapitore è un giovane rampollo di famiglia mafiosa, l’affascinante don Massimo Torricelli. L’uomo, che ha visto la morte in faccia più di una volta, vede in Laura un segno. Sono suoi gli occhi che ha visto in punto di morte. E decide di averla. 365 giorni sono il tempo limite che Massimo dà a Laura perché si innamori e decida di restare con lui. In Polonia, lo hanno definito “un incrocio tra Il Padrino e 50 sfumature di grigio”.
  5. Kuba Wojewódzki. Nieautoryzowana autobiografia, Kuba Wojewódzki, ed. Wielka Litera.
    Già il titolo che recita “Autobiografia non autorizzata” definisce molto questo libro. L’autore è un personaggio pubblico decisamente noto in Polonia, giornalista, showman, volto della tv commerciale TVN e firma del popolarissimo settimanale Polityka. La sua autobiografia ironica, sfacciata e a caccia di polemica ha conquistato i suoi fan e probabilmente anche chi non lo ama affatto.

  6. Na skraju załamania, B.A. Paris, ed. Albatros.
    Best-seller anche in Italia con il titolo di La moglie imperfetta (Nord, 2018), questo thriller psicologico basato su rapporti di coppia, identità fragili e senso di colpa ha conquistato i polacchi. “Se non puoi fidarti nemmeno di te stesso, di chi ti puoi fidare allora?”.
  7. Nieodnaleziona, Remigiusz Mróz, ed. Filia.
    L’ultimo libro del più prolifico autore polacco vivente (autore di più di trenta romanzi in sei anni). Primo romanzo di una nuova serie thriller basata sulla figura di Damian Werner, un uomo che prova a fare i conti con il proprio passato.
  8. Ten dzień, Anna Lipińska, ed. Edipress.
    Il sequel di 365 dni trovato in quarta posizione. Laura in questo episodio affronta le difficoltà che la vita le pone davanti come moglie di un boss mafioso. Sospetto, misteri, e tentativi di rapimento assieme alla solita passione.
  9. Kajko i kokosz. Szkoła latania, Janusz Chrysta, ed. Egmont.
    Kajko e Kokosz sono due guerrieri slavi che vivono e servono alla corte di un castellano che hanno il dovere di difendere da altri guerrieri. Delle storie che ricordano, per stile e disegno, quelle di Asterix e Obelix e che sono un elemento di cult nella storia del fumetto polacco. L’autore, Janusz Chrysta, è scomparso nel 2008 e si tratta di nuove edizioni di storie diventate classiche. Che, evidentemente, il pubblico apprezza.
  10. Dieta warzywno-owocowa dr Ewy Dąbrowskiej. Przepisy, Ewa Dąbrowska, ed. WAM.
    Non poteva mancare in classifica un ricettario, in particolare questo firmato da una nutrizionista che propone una serie di ricette vegetariane per salute e benessere.

Emigrazione

NARRATIVA/POP – 2019 –238 pp.

Titolo originale: Emigracja

Autore: Malcolm XD

Presentazione

Esilarante, irriverente, surreale. Una storia normale di emigrazione dalla provincia polacca alla Londra tentacolare, raccontata con lo stile fresco e nuovo del paste, micro-genere nato dal web.

Fattori di vendita

  • Una storia molto attuale raccontata in stile picaresco.
  • Un romanzo veloce, lineare e divertente, ideale per tutti i lettori.
  • I grandi temi dell’emigrazione economica raccontati con ironia e spirito di osservazione.
  • Una lingua originale, autentica e soprattutto pop.
  • L’esordio su carta di un autore senza volto che con i suoi racconti ha conquistato internet.

Descrizione

Malcolm viene da una città della Polonia di quelle che l’istituto statistico classifica come aventi tra 10.000 e 19.999 abitanti. Una città qualunque insomma, che tenta di sfuggire al suo anonimato con cose tipo la sagra dell’uva spina o un grosso sasso informe da mostrare ai turisti. Un posto dove per i giovani non ci sono grandi prospettive al di fuori di feste clandestine nei boschi vicini o risse di strada tra ubriachi. Malcolm lo sa e sente di poter mirare a qualcosa di più. Così parte per l’Inghilterra, deciso a guadagnare qualcosa. Già durante il viaggio comincia per lui un’assurda serie di disavventure e incontri con personaggi ai limiti dell’improbabile, come dei poliziotti olandesi in cerca di terroristi o neonazi per darsi un tono o un gruppo di camionisti sensibili ai temi dell’HIV. Arrivato a Londra, la musica non cambia, le contraddizioni economiche e sociali della capitale britannica esplodono davanti ai suoi occhi. Incontra sulla sua strada la comunità polacca chiusa e disfunzionale, vive un’esperienza squat con un gruppo di anarchici non impeccabili, abita in un ex-bordello clandestino e incrocia gli incidenti con varie piccole criminalità che affollano Londra mentre si mantiene scarrozzando turisti in risciò. Fino alla fuga da Londra che lo porta a lavorare per qualche settimana in una fattoria di cavoli nella provincia degradata dove gli inglesi bianchi comandano e varie comunità raccolgono e imbustano verze da mandare ai supermercati.

Tutto è al contempo drammatico e divertente, raccontato con lo stile dei paste, le storie che popolano il web come meme testuali, copiate da un forum all’altro, accomunate dai dettagli reali esasperati, dall’uso dello slang, di una lingua libera e fresca, e di un’ironia senza limiti rivolta ai vizi sociali e nazionali. Malcolm XD è uno dei pochi autori di paste non anonimi e il suo nome tra gli under-30 in Polonia è leggenda.

Joanna Fabicka: vi racconto Rutka, storia per bambini di ogni età

A tu per tu con Joanna Fabicka, giornalista, scrittrice, autrice di Rutka, il libro per bambini che parla di Olocausto senza parlare di Olocausto.

 

Joanna Fabicka è una scrittrice che ama molto il suo lavoro, che quando parla di scrittura non fa trasparire la fatica ma la dedizione e soprattutto il piacere e il divertimento. Originaria di Łódź, un tempo città industriale e centro nevralgico dell’ebraismo polacco, oggi vive a Varsavia assieme al marito regista e a due figlie. Scrive narrativa per adulti e bambini, con un passato da poetessa e una formazione che viene dal cinema, di cui del resto la sua Łódź è capitale morale in Polonia.

Il suo libro più apprezzato, Rutka, è un romanzo destinato a giovani lettori, quelli che le categorie del marketing editoriale indicherebbero tra i 10 e i 12 anni. Ma il grande valore di Rutka sta proprio nel modo in cui parla a tutti, ponendo strati di consapevolezza uno sopra l’altro, e regalando a lettori diversi esperienze diverse. Una storia che parla di amicizia, di infanzia e complicità, ma anche delle pagine oscure di Łódź e dei destini tragici della comunità ebraica che l’ha abitata.

Abbiamo intervistato Joanna Fabicka per parlare di lei, del suo approccio alla scrittura e alla vita e soprattutto di Rutka, libro i cui diritti per l’Italia sono liberi e rappresentati in esclusiva da Nova Books Agency.

Hai due figlie e due grandi passioni. Se ti chiedessi di scegliere la tua figlia preferita, probabilmente ti offenderesti. E forse faresti altrettanto se ti obbligassi a rispondere alla domanda se preferisci i libri o il cinema. Quindi te la pongo diversamente: torni a casa dopo una giornata pesante, stanca, un po’ nervosa e con i capelli bagnati perché fuori pioveva. Cosa fai per rilassarti? Guardi un film o leggi un libro?

Per prima cosa faccio un bagno. Ma se devo risponderti seriamente, mi costringi a fare una scelta difficile. Sono cresciuta in un mondo di libri e di film. Da bambina leggevo molto e poi è nata la mia passione per il cinema. Per formazione sono una teorica del cinema, ho studiato Cinematografia e ho lavorato per qualche anno all’Accademia cinematografica di Łódź, la migliore scuola di cinema del mondo. Mi occupavo di montare i film studio degli studenti. È stato un periodo incredibilmente affascinante della mia vita, anche perché lì ho conosciuto l’uomo che sarebbe diventato mio marito. Il suo film di fine corso Męska sprawa (“A Man Thing”), al quale ho avuto il piacere di lavorare anche io, ha ottenuto una nomination agli Oscar nella categoria dei cortometraggi. Quella nomination e la notte degli Oscar sono stati il coronamento ideale del nostro periodo a Łódź. Dopo esserci trasferiti a Varsavia ho iniziato a occuparmi sempre meno di montaggio e sempre più di scrittura e alla fine da tecnica del montaggio sono diventata scrittrice. Tuttavia, il cinema continua a essere importante per me: leggere libri e guardare film per me è la continuazione del mio lavoro. Sono sempre lì ad analizzare tutto, a scomporre tutto. È difficile isolarsi. Se ho proprio bisogno di rilassarmi preferisco dormire o fare una passeggiata, anche sotto la pioggia.

Sempre con un pensiero ai due percorsi della tua vita professionale, leggendo Rutka ho avuto l’impressione che le immagini siano così ben descritte che si riuscirebbe a vederle anche senza l’aiuto delle pur splendide illustrazioni di Mariusz Andryszczyzk. Pensi che il cinema abbia un influsso sulla tua scrittura? E se sì, è una cosa che fai consapevolmente o ti viene naturale perché è così che vedi il mondo?

Uno scrittore deve essere evocativo. Come ama dire mio marito: il cinema è un’arte primitiva mentre la letteratura, per il fatto che crea attraverso le parole, è più difficile e chiede un’elaborazione più raffinata. Io credo che in ogni ambito creativo la cosa più importante sia il contatto con le proprie emozioni. Scoprire il mondo non è, e non dovrebbe essere, una cosa solo intellettuale. Ci sono anche le emozioni, i sogni, l’intuizione, un’intera serie di strumenti cognitivi extra-razionali. Ed è una cosa che ho sempre cercato nel cinema. Tra i miei registi preferiti per esempio ci sono Carlos Saura e Pedro Almodovar, così diversi tra loro e al contempo così simili. Entrambi mettono in scena gli ambiti più intimi e toccano le corde più sensibili dell’uomo.

Tornando un po’ al mio passato, la precisione compositiva, e quella quota di disciplina drammaturgica richieste dal montaggio, quando devi lavorare su frammenti tenendo a mente il risultato finale, sono indubbiamente d’aiuto. Mi preoccupo che non ci siano momenti a vuoto e perché ogni scena sia propedeutica a un’altra. Non è la prima volta che sento dire che i miei libri sono già pronti di per sé per diventare film. E in effetti per quanto riguarda Rutka, ho già venduto i diritti cinematografici a un produttore.

Scrivi per bambini, ragazzi e adulti, non solo libri ma anche editoriali sui giornali. Qual è il tuo approccio verso la letteratura per l’infanzia? Si scrive in modo diverso quando si scrive per i bambini o appartieni alla scuola di pensiero che definisce i bambini nient’altro che adulti mediamente un po’ più bassi?

In una delle scene del mio libro, dove le due bambine si trovano in mezzo a un prato di erba rossa, Rutka dice a Zosia: “Se gli adulti vedessero tutto quello che vedono i bambini, impazzirebbero. La loro immaginazione non riesce a concepire cose così complicate”. Penso che in questa citazione si celino tutti i segreti dell’avere a che fare con la fantasia dei bambini e allo stesso tempo il privilegio e la gioia di scrivere per loro. I bambini prendono a cuore aperto e mente limpida. Da questo punto di vista gli adulti non possono reggere il confronto. Allo stesso tempo non possiamo dimenticare che nei bambini i meccanismi di difesa non sono ancora del tutto formati: si fidano, sono aperti alle suggestioni. Per cui scrivere per loro implica una grande responsabilità verso le parole che usiamo e il mondo in cui li invitiamo a entrare. Non sono una sostenitrice del rapporto maestro-discepolo con i bambini. Sono convinta del fatto che possiamo imparare molto a vicenda gli uni dagli altri, pur con l’obbligo inderogabile da parte dell’adulto, e dell’autore, di proteggere il bambino.

Parliamo un po’ di Rutka. Da dove ti è venuta l’idea di scrivere questo libro? E da dove ti è venuto il “bisogno” di una storia del genere?

È una storia nata dall’amore e dalla grande nostalgia che provo per la mia città natale: Łódź. Una storia che è maturata per anni dentro di me. Il quartiere, le strade, le piazze e le case in cui si svolge la trama del libro esistono davvero, sono i luoghi della mia infanzia. In quel cortile di via Rybna 13 mi annoiavo proprio come Zosia. Mi chiedevo chi abitasse prima di noi in quelle case, quali piedi camminassero su quelle strade. Era come se ascoltassi un racconto muto dei muri della città. Quando sono cresciuta un po’, sono venuta a conoscenza della storia di dolore di quei luoghi e di chi li abitava. Un mondo che è passato senza possibilità di ritorno e che oggi possiamo trovare solo nei ricordi di chi è sopravvissuto. O nei racconti dei luoghi e delle case: basta solo appoggiare l’orecchio e ascoltare attentamente.

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Il mercato del libro in Polonia – un po’ di numeri

Mercato del libro in Polonia

La Polonia è un Paese dell’Unione europea dal 2004, eppure su certi aspetti ne sappiamo poco. Ad esempio quando parliamo del suo mercato editoriale.

Quanti libri legge questa nazione di 38 milioni di persone? Quali? E quanti soldi vale questo mercato? Vediamolo un po’ con i dati di Biblioteka Analiz riportato dal Book Institute di Cracovia.

Il mercato del libro in Polonia in pillole

528 milioni – il valore in euro del mercato editoriale in Polonia, il più grande della regione.

38.620 – i titoli pubblicati nel 2017.

7534 – i titoli apparsi sul mercato polacco tradotti da altre lingue nel 2017. In particolare, 4413 dall’inglese, 631 dal francese, 525 dal tedesco e 352 dall’italiano.

26.450 – le prime edizioni uscite nel 2017.

2435 – copie, la tiratura media di un libro in Polonia nel 2017.

822 – i titoli tradotti tra il 2008 e il 2017 in lingua russa, il mercato principale dell’export dell’editoria polacca. Seguono le traduzioni in inglese (337), tedesco (335), spagnolo (308), francese (288), ucraino (284), ceco (258) e italiano (236).